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La lotta

Mafalda guarda la TV. Suo padre le si avvicina da dietro.
– Cosa stai guardando, Mafaldita?
– La lotta!
– Ma come la lotta? Non vedi che è un teleromanzo?
– Sì, appunto. La lotta dello sceneggiatore per non cadere nelle grinfie dell’intelligenza.

In realtà non c’entra niente, ma trovo la striscia di Quino meravigliosa. Volevo invece rendere testimonianza da queste parti della silenziosa titanica lotta che si svolge nel palazzo del mio ufficio a Genova.
L’ascensore ha una targhetta che testimonia come responsabile dell’installazione e della manutenzione sia una ditta chiamata Filippo Rolla, il cui logo è una sigla FR. Un Anonimo Amanuense trova spiritoso aggiungere a penna le lettere "ocio" a seguire. Effettivamente si tratta di una trovata che reca con sè matte risate, rallegrando buie mattinate destinate alla noia lavorativa. Pensate, entri in ascensore di cattivo umore e leggi "frocio"! Come ti cambia la mattina!
Purtroppo c’è chi non è di questo avviso, e un Anonimo Censore cancella le quattro lettere in questione. Dubito che si tratti del portiere o dell’impresa di pulizie, sono più propenso a ritenerla opera di un beghino scandalizzato dalla questione.
Ma il Grafomane Mascherato non si arrende, e dopo pochi giorni la sua gag preferita torna a far capolino, riniziando il ciclo e sfidando le ire dei benpensanti. Insomma, una metafora dell’eterno avvicendarsi delle fazioni, della lotta tra il bene e il male, del ciclo naturale delle maree, della luna e delle stagioni.
Oggi, venerdì 30 settembre, siamo appena entrati in fase "pulita".
Misteri della vita XXVI

Perché le donne, quando parlano delle loro nemiche, inevitabilmente le imitano facendo la voce in falsetto?

-Hai visto quella strega della Giusy? L’ho incontrata per caso in palestra e ha avuto il coraggio di dirmi (alza la voce di un paio di ottave) "Ciao, come sta il tuo fidanzato?"

Io e la sfiga: un pippone mentale

Alassio, fine anni ’70
Sono seduto sul cesso a casa mia, e all’improvviso scoppio a piangere. La mamma accorre spaventata.
– Che c’è, che c’è? Perché piangi?
– Perché sono sfortunato!
– Ma non è vero! Pensa che ci sono bambini che hanno fame e sono senza casa, e altri addirittura senza un braccio od una gamba, mentre su sei sano e va tutto bene.
– Sniff.

L’ argomento del "c’è sempre chi sta peggio di te, quindi non ti lamentare" è assai discutibile, e il riferimento ai bambini mutilati è piuttosto macabro, ma in effetti mia mamma deve aver pensato di avere un figlio rincoglionito. E anch’io, in seguito, riflettendo sull’aneddoto, mi sono chiesto il perché di quella scenata, e ho ipotizzato che si trattasse della nefasta influenza dei cartoni animati giapponesi del filone "orfani" e di un certo tipo di letteratura occidentale per ragazzi da cui i primi traevano ispirazione. Caratteristica di questo genere di opere è che le avversità sono le benvenute in quanto portatrici di virtù che vengono sviluppate nell’affrontarle. Dichiarandomi "sfortunato", automaticamente acquisivo le dette virtù.
Ma si tratta solo dell’inizio di un cervellotico rapporto con la sfiga. Crescendo, ho sviluppato una forte repulsione per ogni forma di superstizione, e in quanto tale anche la cosiddetta "sfortuna". Alle medie, metà anni ’80, era di moda "passarsi la sfiga" ("suora tua!"). Io mi divertivo a fungere da ricettacolo collezionandole: ero arrivato ad oltre quaranta sfighe, la maggior parte di suore, ma anche di carri funebri, di gatti neri e qualche preziosa Cinquecento Gialla.

Tuttavia, a diciassette anni ebbi una piccola rivelazione: per un’enorme botta di fortuna mi sono scampato il militare. Pur essendo felice di ciò, ho ipotizzato che, nella vita di una persona, la sommatoria di culo e sfiga debba essere pari a zero. Quindi, avendo io due braccia e due gambe e non dovendo fare il militare, ho temuto di avere una vita costellata di sfortuna.
La teoria può avere un fondamento concreto, se consideriamo la questione all’interno di un modello matematico probabilistico in cui gli eventi sono, appunto, gli eventi casuali della vita, con un segno positivo o negativo a seconda del fatto che si tratti di culo o sfiga. Tali eventi saranno sufficientemente numerosi da permettere di stabilire che ci sono grandissime probabilità che la sommatoria sarà prossima a zero. In realtà, trattandosi di eventi indipendenti, non è vero che la sfiga successiva sarebbe stata conseguenza del fatto che ho scampato la naia, esattamente come la mancata estrazione di un numero al lotto per cinquanta settimane non implica maggiori probabilità che esca nella cinquantunesima. Ma, in questo caso, si tratta di vedere la cosa nel suo complesso.
Al di là della quantificazione che può essere spinosa, il vero problema di quest’idea sta nella parola "casuali": cioè come stabilire cosa di quello che ci accade è frutto della sorte e cosa è conseguenza diretta o indiretta dei nostri atti. Ovviamente chi crede nella dottrina del karma dirà che tutto quello che ci capita è conseguenza delle nostre azioni in questa vita o in un’altra. Un cattolico, invece, affermerà che il discorso non ha senso perché l’esistenza di una persona va oltre la vita terrena che è finita, sia come durata sia come portata degli eventi buoni o cattivi, ed essendo nell’aldilà le quantità di gioia o di dolore infinite non ha senso stabilire una media. Un calvinista, infine, potrebbe dire che essendo noi predestinati, la quantità di sfiga e di culo è stata stabilita in anticipo, e quindi non è detto che valgano le leggi della probabilità se Dio ha deciso altrimenti.

Ma si può osare di più, se andiamo oltre il contesto di una singola persona e consideriamo l’intero mondo. In tal caso gli eventi si moltiplicano ulteriormente, dal punto di vista matematico la teoria ha un fondamento ancora più solido e le questioni etiche diventano meno rilevanti. Inoltre, e questo è ancora più interessante, se la sommatoria mondiale del culo/sfiga è prossima a zero, significa che per ogni persona particolarmente fortunata (è improbabile, ma qualcuno agli estremi della gaussiana c’è sicuramente) ci sarà qualcuno che sconta la sfiga da essa dribblata. Insomma, si tratta del Teorema di Gastone e Paperino.
Io non sono nè cristiano nè buddista, e nemmeno sono un ateo razionalista. Più semplicemente, ogni volta che prendo un due di picche, pesto una cacca per terra o scelgo la fila più lenta al casello, mi dico che magari alzarsi alle sei per marciare non sarebbe stato poi così male.

Silenziosa come un’alce

Io sono una persona sostanzialmente prudente, e lo ero anche da giovane, quindi diciamo che mi è capitato assai raramente di vedere la Bieca Mietitrice da vicino. Ma una volta ho sentito chiaramente il suo fetido respiro aleggiare su di me.
Non si è trattato di quella volta che, neopatentato, ho avuto un brutto incidente con la Y10 di mammà, né di quando, al ritorno da una discoteca col mio fido Sì chiamato Ataru, sono stato abbagliato da un’automobile noncurante e sono finito contro un bidone della spazzatura; neppure sto parlando di quando, pochi mesi fa, un simpaticone ha accostato in doppia fila e ha spalancato la portiera senza guardare mentre stavo sopraggiungendo in motoretta, e l’ho schivato per un pelo.
Sto parlando di una sera un paio di anni fa che, tornato stanco dal lavoro, mi sono tolto sovrappensiero la camicia, omettendo di slacciare i polsini. Mi sono ritrovato con la camicia rovesciata, ancora ancorata a me per le maniche, senza la possibilità di usare le mani perché incastrate dentro l’ammasso di stoffa. Se fossi stato da solo in casa, avrei sofferto un’orribile morte di inedia. Forse in tal caso Mr. Bean sarebbe venuto a tenere un’orazione funebre.

And the winner is…
Io sono molto metodico nell’ annotare i film che vedo al cinema e non. Arriva però un momento in cui è bello tirare le somme di un certo periodo, e una buona scelta è al termine di una stagione cinematografica. Da quando i film escono anche in estate (almeno nominalmente, poi non esce quasi niente) è diventato abbastanza difficile stabilire quando termina (e inizia) una stagione. Arbitrariamente ho deciso di fissare la data di ferragosto come spartiacque, supponendo che solo dopo di essa partano le anteprime. In realtà non è proprio così, ma diciamo che ho fissato una data e la mantengo.
La stagione 2004/2005 è stata strana. Per diversi periodi sono stato in crisi per non aver trovato nulla da vedere al cinema: e sì che, visto che mi piace andare al cinema, spesso guardo quello che c’è. Accanto a questa penuria, però, c’è stata una buona quantità di film decenti, a volte uno dietro l’altro come è successo ad ottobre o a febbraio.
Una piccola premessa: io do voti ai film in cazzetti, che equivalgono più o meno alle tipiche stelline dei recensori, però fanno più ridere. Inoltre io tendo a dare volti piuttosto alti: un "cinque cazzetti" significa che il film mi è piaciuto molto, non che è un capolavoro. Da questo punto di vista, la scala è piuttosto "piatta", ma ne sono abbastanza contento.
Qualche numero brutale: escludendo i film visti ai festival, sono stato al cinema 30 volte, che è il mio record negativo negli ultimi 3-4 anni. D’altra parte, la qualità media è stata di 3,91 cazzetti, quindi ampiamente sufficiente. Le insufficienze sono state solo sei, e nessuna sotto il 2: è d’altronde ovvio che si faccia un minimo di selezione preventiva.

Detto questo, passiamo ad attribuire i premi:

E poi i premi speciali:

E ora i premi al pubblico:

e infine:

Cool!

Tempo fa ho preso in un locale a Milano una rivistina omaggio in dimensione 8×10 giusto per avere qualcosa da leggere in metropolitana sulla via del ritorno. Si chiama Gulliver – idee in viaggio, ed è una rivista di viaggi e "tendenze". Qui ho scovato questa chicca, in un articolo sulla Rimini del 2003. La trovo impagabile.

Da qui in dieci minuti d’auto le truppe di aperitivisti sbarcano a Marina Centro, cuore riminese dell’happy hour: la caipirinha più cool si consuma al Macho Mucho, un’ex cafeteria che ha cambiato pelle grazie ad Alessandro Bernardi e Luca Simonetti. Si "salotta" ciondolando a suon di musica, si drinkeggia (champagne in bottiglietta da bere con la cannuccia, vino rosso doc e Evian), e si spizzica finger food allestito sul bancone di mosaico. Nelle serate più afose, un dispositivo diffonde aria aromatizzata nel dehor, in quelle fresche si ha a disposizione una copertina per restare all’aperto.

A parziale difesa della rivista, era l’unico articolo con questo tono, però non mi stanco mai di rileggerlo. Si drinkeggia!

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