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Annecy 2006 parte terza: da giovedì a sabato

Giovedì

Film di Scuola 4
CarlitopolisMi è stato affidato il compito di vedere tutti i corti di scuola e io, che sono ligio, così ho fatto. Non ne sono pentito. In questa serie di corti meritano una menzione altri lavori oltre il già citato Abigail, vincitore del terzo premio. Carlitopolis (Francia) di Luis Nieto, a sinistra, è una breve opera in cui un signore (ripreso dal vero) fa esperimenti a metà tra il crudele e il divertente in un topo fotorealistico. Tali esperimenti sono molto cartooneschi (del tipo della tipica bomba da cartoon) e lo stridio con la tecnica usata è molto divertente. Sebbene non l’abbia amato alla follia, mi aspettavo anche qualche sorta di premio per Versus, ancora francese, opera in 3d di Francois Caffiaux, Romain Noel e Thomas Salas. Si tratta di una tipica serie di gag ad escalation, in questo caso prendendo come spunto una battaglia tra clan di samurai per il possesso di un’isola. Pur essendo banaluccia, come idea, è abbastanza ben realizzato e la quantità di gag riuscite sorprendente.

Film di Scuola 2
Per ultimo quello che senza dubbio è il migliore dei quattro programmi di cortometraggi di fine studi. Non solo sono presenti il primo e il secondo premio, Astronauts e Walking in a Rainy Day (proiettati uno dietro l’altro!) ma altri degni di nota fanno la loro comparsa. Guy 101 forse è il mio preferito (a destra). Opera del britannico Ian Gouldstone, è un interessante ribaltamento di prospettiva: la storia, quasi pretestuosa, è un aneddoto su un signore in chat (appunto, Guy101). Quello che è veramente interessante è che vengono utilizzate una serie di metafore prese dal mondo dei computer, il quale a sua volta è popolato di metafore dal mondo reale (icone, finestre, case, lenti di ingrandimento…). L’esempio migliore si verifica quando il protagonista invita a casa sua uno sconosciuto e, per fargli capire che era disponibile, gli offre una birra con su scritto "chmod 777", che è il comando Unix per dare controllo totale ad un file ad un utente. Un buon lavoro è anche Vampz, che, pur essendo una semplice sequenza di gag su due vampiri bambini che giocano sui luoghi comuni di questa razza di non morti, è divertente e molto ben ritmato. Mi piace citare infine Fluffy, della giapponese Miyuki Echigoya, una banale storia di una bambina e il suo gattino, però realizzata animando una specie di bambole di stoffa per un effetto molto carino.

Panorama 1
 Abbiamo preso gusto a vedere i tanto deprecati Panorama, ed eccoci ad assistere ad un altro. Il programma inizia con il già citato Den Danske Dikteren, Il poeta danese. Molto curioso Fumi and the Bad Luck Foot di David Chai (USA, a sinistra), una piccola, divertente, storia morale sulla sfortuna e di come la si può usare per fare del bene. Delude invece Michael Dudok de Wit, Millenium Award nel I Festival di Chiavari con Father and Daughter, che propone The Aroma of Tea, tanto originale nella tecnica (foglie di té su carta!) quando inutile e incomprensibile. Buono il giapponese Hiroshi to Tony (Hiroshi e Tony), una storia sull’autismo narrata con la sensibilità e la mancanza di buonismo di cui i giapponesi sono maestri.

Cortometraggi in concorso 4
Chi ha visto il programma nella proiezione mattutina era perplesso. Anche se non si sentivano grida di orrore come per la serie di mercoledì, pareva che non ci fosse molto da stare allegri. Il giudizio in effetti pareva un po’ eccessivo, ma in effetti non c’è stato molto di che gioire. Troppi applausi ha preso Tree Robo, coreano di Young-min Pak e Moon-saeng Kim, una parabola ecologica davvero troppo esplicita e buonista. Peccato, perché la realizzazione in 3d è buona e qualche scena di impatto il corto la offre. Nessuna pietà invece per il premio Corto Molesto dell’anno, Un, deux, trois, crépuscule. Incomprensibile, lunghissima, pallosissima opera in tecnica mista, in teoria sulla storia delle fasi della vita di una donna, in pratica chissà. Quasi ogni anno ce n’è uno. Mi è piaciuto, invece, Minotauromaquia, Pablo en el laberinto, un viaggio nella mente di Pablo Picasso (a destra). Pur essendo a tratti pretestuoso il piazzamento di frammenti delle sue opere qua e là, l’autore spagnolo Juan Pablo Etcheverry dimostra di conoscere l’opera del genio suo conterraneo, e la mette in scena in modo ben costruito. I giapponesi ogni tanto offrono cose strane, e strano è infatti (A long day) of Mr Calpaccio, un bel bianco e nero molto iconico e a tratti quasi surreale. Incredibilmente volgare e (quindi) spassosissimo, The return of Sergean Pecker (USA), di un certo Pierre Delarue, pseudonimo sotto il quale si nasconde un altro famoso autore che, volendo lavorare per i bambini, non vuole essere associato ad opere così pecorecce. La tragica storia dell’uomo dalle possenti erezioni e della donna che prima si concede e poi si nega ha commosso il pubblico che rideva solo per nascondere lagrime amare.

Venerdì

Azur et Asmar
"Godetevi questa gioia per gli occhi". Senza falsa modestia, anzi, con un pizzico di presunzione è così che Michel Ocelot ha presentato la sua nuova opera e, finora, il suo capolavoro. Già, perché, superati i primissimi istanti di straniamento per la tecnica mista di 3d e animazione tradizionale, ci si rende conto di come questo amalgama funzioni davvero bene. È strano rilevare come le facce in 3d associate a colori piattissimi per i vestiti generino un effetto così bello. Ma la bellezza del film non si ferma alla parte estetica: la trama è forse la miglior parabola sull’integrazione del mondo occidentale e quello arabo che si sia vista. Una favola ricca di sorprese e di meraviglie con un messaggio di pace non banale. Che si vuole di più?

xxxHOLiC manatsu no yo no yume
Ok, proprio tutto non l’ho visto questo film, essendomi addormentato più volte durante il suo svolgimento, però più o meno mi son fatto un’idea. E non mi è piaciuto: come trama, c’è un’idea abbastanza curiosa, anche se non originalissima, e un’atmosfera a tratti intrigante. Ma ad essa vengono affiancati i peggiori e più logori stereotipi dell’animazione giapponese: la sacerdotessa capa sexy, il suo schiavetto liceale supersfruttato che si imbarazza di fronte ad una sua compagna un po’ distratta. Yawn. No, non è possibile campare ancora di queste cose e fornire ad esse il minimo supporto. Il design inoltre, allungato e sgradevole, proprio non mi è piaciuto.

Cars
 Molto atteso il ritorno di Lasseter, il film è solo parzialmente riuscito. I personaggi sono abbastanza simpatici e il mondo ha una sua coerenza interna pregevole (assai superiore rispetto ai "3d world" come Robots o Shrek), e, soprattutto, si tratta di un film con una sua trama e una sua coerenza, e non solo una collezione di gag piu’ o meno riuscite. D’altra parte, il film dura troppo, ha delle parti inutili, uno schematismo troppo prevedibile nell’evoluzione dei personaggi e, a livello di design, è un piccolo passo indietro: Luxo era perfettamente espressivo senza essere umanizzato. Le macchine con gli occhi, quindi, sono ridondanti. Tecnicamente, comunque, la Pixar è sempre anni avanti la
concorrenza.

Cortometraggi in concorso 5
Portatore del corto vincitore di Regina Pessona, quest’ultima serie di corti ha comunque presentato altre opere per lo meno interessanti. Ha avuto successo col pubblico Kein Platz fur Gerold (Non c’è posto per Gerold) di Daniel Nocke una curiosa commedia di dialoghi tedesca con protagonisti degli animali. Ben scritta, abbastanza divertente, 3d più che decente, ma in effetti nulla di nuovo sotto il sole. Ichtys, del polacco Marek Skrobecki, a destra, è un’opera piuttosto controversa. La storia del signore che attende molto, troppo a lungo che gli venga servito un pesce al ristorante, è una chiara metafora della venuta e del ritorno di Cristo. Il problema è che non è chiaro in che chiave interpretarla, e a quali conclusioni giunge, anche se la mia impressione è che sia anti-cristiana. La realizzazione a pupazzi è buona, e i 16 minuti passano gradevolmente nonostante gli immancabili violini stridenti dei corti polacchi. Piccola citazione, infine, per lo stupidissimo ma divertente The Making of the Gladiator, con Russel Crowe e il suo batacchio alle prese con pantaloncini troppo corti.

Sabato

Film per Internet
 Poche novità interessanti dalla rete quest’anno. Il vincitore, Unlucky in love dell’australiano Bernard Derriman, è un corto della stessa serie che aveva vinto nel 2005 (Arj & Poopy) fatta di dialoghi sagaci. Di notevole, solamente, la presenza di qualche corto che esula dalla solita gag in flash. Lucifuge, (Francia) di Philippe Khayat parla delle rocambolesche avventure di un vampiro per evitare la luce del sole. Ok, questa è una gag in flash! Non una gag e niente male anche La mia migliore amica di Stefano Buonamico (realizzato per Medici senza Frontiere) che, pur essendo forse un po’ prevedibile, parla di una realtà importante come quella dei campi profughi (a sinistra). Commovente è anche Manege Frei (Germania), di Ljubisa Djukic, storia di un orso di un circo che sogna di essere libero. Un bel video musicale è Leningrad, del russo Alexandre Timofeev, molto stilizzato, realizzato con una grafica simile a quella di certa propaganda militare.

Tutti frutti
Ultimo programma dedicato all’Italia, come il nome suggerisce senza un filo conduttore particolare, una sorta di raccoglitore di corti senza un minimo comun denominatore diverso dall’essere italiani. La qualità media, nel comp lesso, non è stata molto alta. Meritano una menzione Cambi e scambi (a destra), di Donata Pizzato, un’autrice quasi sconosciuta: una serie di metamorfosi comiche, con bel tratto nero su bianco, incentrate sul rapporto di coppia. Garibaldy Blues, di Vincenzo Gioanola, è realizzato con la difficile incisione diretta su pellicola commentando l’omonima canzone. Non malaccio. Manfredo Manfredi, uno dei grandi vecchi dell’animazione italiana, si cimenta col Calvino de Le città invisibili, con risultati solo parzialmente positivi. Infine assistiamo all’immancabile Linea di Osvaldo Cavandoli, purtroppo scegliendo causa attualità l’episodio Football, certamente poco ispirato.

When Animation meets the living 2.6:L’Insoutenable Étrangeté
E’ sabato, si inizia ad essere stanchi. Non cercherò troppe scuse per dire che ho dormito per quasi tutto il programma, ivi compreso un McLaren che non avevo ancora visto, Camera Makes Whoopee. A mia parziale discolpa posso dire che era muto. L’unico corto notevole che mi sia rimasto impresso e per il quale sia rimasto sveglio è Dr. Jeckill & Mr. Hide di Paul Bush, di cui ho già parlato nel resoconto dei Castelli Animati 2005.

Panorama 3
 Programma visto solo a metà per riuscire a mettersi in coda per vedere la cerimonia di chiusura, è stato comunque indubbiamente il più debole del lotto dei Panorama. Vale appena la pena segnalare McLaren’s Negatives (a sinistra), ovviamente canadese, di Marie-Jose Saint-Pierre, una sorta di documentario animato su Norman McLaren, e, per l’idea più che per la realizzazione, Les proverbes flamandes di Antoine Rogiers, francese, che mette in animazione Il celebre quadro "I proverbi fiamminghi" di Elder, senza ottenere peraltro un risultato soddisfacente.

Cerimonia di chiusura
2004, anno della Corea: Serge Bromberg si veste con un abito tradizionale coreano.
2005, anno del Canada: Serge Bromberg si veste da Giubba Rossa.
2006, anno dell’Italia: Serge Bromber si veste da pizzaiolo.
Questo, almeno, era quello che immaginavamo tutti. Invece, stranamente, ha dimostrato un anomalo einaspettato rispetto per l’Italia, utilizzando un semplice bar di fronte al Colosseo come scenario, mentre il buon Serge interpreta un semplice avventore. La cerimonia ha avuto meno momenti salienti degli anni passati, per il resto. Il quasi totale accordo con il lavoro dei giurati e la relativa mancanza di sorprese l’ha fatta scorrere via senza problemi, col solo piccolo intermezzo del doppiaggio della Linea da parte degli ospiti. Si conclude qui Annecy 2006: a differenza degli anni scorsi non è stato dato l’appuntamento con le date precise per il 2007; alcune voci vogliono che il CICA abbia perso il controllo dell’organizzazione e che quindi le cose potrebbero cambiare. Magari in meglio, chissà: staremo a vedere.

 

(Si ringrazia Gianluca Aicardi per le correzioni e la consulenza, in particolare per Tutti Frutti)