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Annecy 2013 parte prima: cosa c’era quest’anno

affiche_annecy_2013Il 2013 era stato previsto come un anno di grandi cambiamenti per il Festival Internazionale del Cinema d’Animazione di Annecy. Dopo un lungo periodo, oltre un decennio, di direzione artistica di Serge Bromberg, il testimone è passato al ciccio canadese Marcel Jean, ed è il direttore artistico colui che lascia l’impronta sulla direzione che prende il festival. Non solo, il luogo principe della manifestazione, il centro Bonlieu, quest’anno è in ristrutturazione, e ci si chiedeva se la mancanza di un centro di aggregazione primario avrebbe influito sullo svolgimento. A sinistra, il manifesto dell’anno. La macchia non significa niente.
Dopo la settimana festivaliera, posso dire che non c’è stata una vera cesura col passato, ma l’impressione generale è che ci sia stata una correzione di rotta. I programmi speciali erano di meno e più curati, l’attenzione ai rapporti coi grandi studios europei, americani e giapponesi più evidente, mentre, all’opposto, è resa esplicita la ricerca della sperimentazione. Traspare anche una maggiore volontà nel coinvolgere la gente del luogo. D’altronde, alcuni schemi non cambiano: sezioni di corti, lunghi, tv e programmi speciali, e una nazione dell’anno (quest’anno la Polonia). Ciò che mi è stato trasmesso, comunque, è stata una ventata di freschezza. A Bromberg è impossibile non volere bene ma l’avvicendamento, oggettivamente, ci voleva.

Dal punto di vista logistico, invece, qualche sbavatura di troppo. Le proiezioni iniziate in ritardo son diventate quasi la norma, c’è stato qualche errore tecnico di troppo (mascherini sbagliati, suono che va via, luci che si accendono in sala…) e il primo giorno una scelta organizzativa assurda poi ritrattata ha rischiato di combinare un bel casino. La sala principale al posto del Bonlieu, la Haras, è una struttura tirata su in fretta con discreta qualità audiovisiva, ma sedie scomodissime. Oh, le mie povere chiappette! E la mancanza di un luogo di aggregazione si è un po’ sentita.
Infine, debbo dire di non essere stato molto d’accordo coi premi assegnati dalla giuria, ma vabbé, alla fine non è così importante, almeno finché non si parla di film coi bambini sudanesi.

Ma detbuffalobillto questo, cosa c’era da vedere? Tracciamo una rassegna generale. I lunghi in concorso non erano un granché. Maccome, tutto il pippotto sul bel festival e poi inizi così? Eeeh, così va la vita! In realtà ne ho visti solo tre, due dei quali erano anche discreti (Ma maman est en Amérique elle a rencontré Buffalo Bill – a destra-, e O apostolo) e il terzo a me non è piaciuto ma ad altri sì (Jasmine), ma il resto della selezione era, come dire, poco ispirante. Una leggenda indiana (Arjun, the warrior prince)? Un film con gli animali africani (Khumba)? Pinocchio di D’Alò?!? Il premio principale è stato vinto da Rio 2096: una historia de Amor e Furia, che non ho visto, e boh, non credo di averne intenzione.
I film fuori concorso erano in generale più interessanti. Ne parlerò in seguito in maggior dettaglio, ma cito come meritevoli di attenzione El Santos vs la tetona Mendoza (sic!), messicano folle underground, After School Midnighters, un raro esempio di film giapponese un po’ fuori dagli schemi, e Persistence of Vision, documentario su Richard Williams.

landrethLa selezione dei corti, in generale, è stata invece di buon livello. C’è stata qualche inevitabile caduta di stile, quei corti che dici “ma come è possibile che questa merda abbia passato la selezione?!?” e un programma, il quinto, con troppe opere pesanti una dietro l’altra, ma ho visto molte cose che mi son piaciute. Il vincitore del Cristallo è stato Subconscious Password di Chris Landreth (a sinistra), già premiato anni fa per Ryan; il secondo premio è andato, un po’ a sorpresa, al russo Obida (una bambina a cui sale la carogna); il terzo al solito estone surrealista Kolmnurga afäär. Ve l’ho detto che non ho condiviso molto i premi, vero? I miei preferiti (ne parlerò diffusamente in seguito) son stati Futon di Yoriko Mizushiri, sensuale e avvolgente,  e Trespass di Paul Wenninger, duro e sperimentale.

Quest’anno ho deciso di non vedere corti fuori concorso e di scuola, ma ho visto parecchie rassegne. Tre erano i temi principali; il primo è quello dell‘animazione polacca che, nonostante suoni molto Corazzata Potemkin, è una scuola molto importante che tratta molti temi differenti, sebbene, dobbiamo ammetterlo, tendenzialmente un po’ deprimenti. In particolare il programma dedicato al grottesco mi è parso molto azzeccato.
Il secondo filone  è stato un ciclo sull’animazione ai confini; in tempi di effetti speciali in CG che pervadono i film dall’inizio alla fine, è un po’ difficile definire cosa sia “animazione”. Qualcuno ci ha provato dichiarandola come uno “state of mind” piuttosto che una tecnica. ma il dibattito è aperto. Questa serie di programmi si occupava di esplorare i nuovi territori tracciati dall’animazione, rinfocolando appunto la domanda. La rassegna è stata un po’ impegnativa (avete paura di un corto chiamato Stroboscopic noise? Se no, dovreste), ma ricca di visioni interessanti.kjfg
All’opposto, il terzo gruppo di programmi è stato quello dei film buffi: cinque programmi, ovviamente di grandissimo successo di pubblico, con rassegne dei corti più divertenti, e relativa elezione finale de “il corto più buffo di sempre”.  Se ve lo chiedeste, ha vinto il solito KJMG n.5 (a destra): visto ormai decine di volte, è incredibile come continui a far ridere. La selezione era quasi tutta già vista, ma il piacere di rivedersi qualche folle Tex Avery, o Puppet Boy, o L’homme à la Gordini è impagabile.
Infine, ho visto anche qualche programma televisivo, ma ammetto di averli pisolati un po’ troppo e le uniche segnalazioni che mi sento di fare sono Uncle Grampa di Cartoon Network, il graziossimo Tom & the bee queen e il già visto episodio della sit-com non animata Community  sui videogame a 8 bit.

Un cenno anche alle anteprime: personalmente, non mi preoccupo molto di vedere cose che arriveranno in Italia dopo qualche settimana. Che me ne faccio di bullarmi di aver visto Monster University prima degli altri? Comunque, a parte il film Pixar, c’era in anteprima anche Despicable me 2 e il film di Oggy and the Cockroaches. Degno di nota anche un programma su un corto in bianco e nero di Mickey Mouse ritrovato in cui pare abbia messo mano Walt Disney in persona: Get a horse! Un anno quindi piuttosto ricco, da questo punto di vista.

Quest’anno, alla fine, ho assistito a 29 programmi in sei giorni, ma col fatto che io e il mio entourage abbiam fatto più vita sociale del solito, alla fine ero proprio stremato e alcuni programmi non li ho seguiti con la dovuta concentrazione. Che fare? Vederne di meno? Fare meno bisboccia la sera? Dormire durante le proiezioni come quest’anno? Imbottirsi di stimolanti? Beh, lo scopriremo.

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