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Tennisti in pantofole

Tra la fine del 1995 e l’estate del 1998 ho vissuto in una casa condivisa con altri studenti, la stessa casa in cui si svolge l’aneddoto delle birre e degli amici. Tale casa, nella zona popolare/universitario che sta tra i quartieri di San Fruttuoso e di San Martino a Genova, era a piano terra e aveva un piccolo giardino. Da bravi cazzeggioni, nei tardi pomeriggi primaverili Giampaolo, il Sire Ennio ed io ci siamo messi a fare qualche piccolo passaggio con le racchette da tennis e, pian piano, siamo diventati sempre più competitivi fino a che tali scambi non sono diventati partite, e per estensione uno sport col pomposo nome di Tennis Garden. È quindi sorta  la necessità di strutturare alcune regole: già da allora ero una persona poco seria ma precisa, e mi sono preoccupato di stendere un regolamento che alternasse punti precisi a paurose cazzate.
Tale era il nostro entusiasmo che Giampaolo mise online un sito sul tennis garden dal quale si deduce come io sia il vicecampione mondiale di Tennis Garden, grazie ad una vittoria sul campione. Niente male, eh?
Tale pagina è anche uno splendido esempio di archeologia internettiana: si sappia che la password per modificarlo è andata perduta, e quindi questo, ehm, documento, rimarrà a disposizione nei secoli dei secoli. Grazie ad esso, inoltre, ci ricorderemo cosa si sapeva su Star Wars Episode I nel 1997: addirittura si pensava che fosse un film!

Ma ecco il regolamento: le note sono scritte oggi, mentre il testo è, a parte qualche piccola modifica ortografica, quello redatto nel 1997.

Regolamento del giuoco del Tennis Garden 
Scopo del giuoco
Lo scopo del giuoco del tennis garden è vincere. Per raggiungere questo scopo è valido tutto, tranne ciò che è espressamente vietato.[1]
Campo ed attrezzature
Il giuoco si svolge nel giardino di Salita Inferiore della Noce 4/2, a Genova (Italia). Eventuali altri campi sono possibili, sotto il permesso degli ideatori del giuoco.
Si giuoca rigorosamente in due, poiché il giardino è troppo piccolo per poter giuocare in quattro giuocatori. È sotto studio la versione pippa del tennis garden, da giuocare da soli. [2]
Ogni giuocatore è fornito di una racchetta da tennis. Si usano anche palline da tennis, preferibilmente non troppo dure.
Il campo dovrebbe essere diviso in due da una rete ad altezza da definire, altrimenti si divide ad occhio il campo in due.
L’abbigliamento dei giuocatori (detti tennisgardenisti) non ha particolari requisiti, se non che è obbligatorio giuocare in pantofole. L’abbigliamento classico, comunque, prevede una tuta da casa, possibilmente sporca, oppure dei pantaloncini più marci possibile.  [3]
Punteggi
Un match di tennis garden si svolge al meglio di tre o cinque set, come il tennis normale, con la differenza che un set è composto di soli quattro games. Ogni game ha un punteggio identico a quello del tennis. Si serve un game per uno, si cambia campo ogni due games (cioè quando la somma dei games svolti è pari). In caso di 3-3, si va ai 5, in caso di 4-4 si giuoca il tie-break. Il tie-break si svolge sui cinque punti, con vittoria conseguita con almeno due punti di vantaggio. Si serve una volta per uno, cambiando campo ogni due games, in modo del tutto analogo ai games normali.[4]
Svolgimento del giuoco
Innanzitutto la regola fondamentale: non vale tirare forte. Altrimenti è troppo facile, il campo è piccolo, chi cazzo la prende se tiri forte? In caso ciò avvenga, se non lo si è fatto troppo apposta si rifà, altrimenti, se uno ha fatto lo stronzo, perde il punto, così impara. Una palla è considerata forte se chi ha subito il colpo bestemmia, o muore, o entrambe.[5]
C’è un solo servizio a disposizione. Non si rifà in caso di net, che intanto c’arrivi, mentre si può rifare, a discrezione di chi riceve, se la palla finisce nel canale[6]. Se il servizio è fuori, il punto è perso (Singolo fallo). Il servizio, comunque, deve cadere nella metà del campo più vicina alla rete.
Inizia a questo punto lo svolgimento del giuoco, che avviene secondo le normali regole del tennis, tenendo conto che:
– Se la palla, dopo aver rimbalzato nel campo avversario, rimbalza sul muro, allora è ancora giuocabile (Carambola)
– Si considera fuori ogni palla che finisca sugli ostacoli nel campo (da una parte il tubo della grondaia e dall’altra gli scalini).
– Le palle che rimbalzano male, in particolare quelle nel canale, sono buone, a meno che non siano sul servizio.
– I confini del campo non sono precisissimi, anzi variano a seconda delle circostanze. In generale, si può dire che se un giuocatore è a fondo campo, la palla deve rimbalzare nel campo (prima della linea della casetta dei giornali da una parte, prima dell’aiuola dall’altra). Se il tennisgardenista è invece a rete, allora i pallonetti possono essere un po’ più lunghi: possono rimbalzare sulla casetta di cui prima o non arrivare dalla recinzione coi vicini dal lato della cucina, può andare nell’aiuola ma non sulla rete dall’altra. Per i passanti si vede ad occhio.[7]
-Non è valido fare male fisicamente all’avversario, mentre è consentito distrarlo in qualsiasi modo. E’ anche consentito fare bastardate del tipo tirare quando il nemico è distratto, si soffia il naso, è andato in bagno, ecc. [8]

[1] Nonostante l’appiglio, due medici ed un informatico non hanno sfruttato questa clausola come avrebbe saputo fare un avvocato. Peccato.

[2] Questa aggiunta fa ridere ma non ha senso.

[3] Il giuoco in pantofole è fondamentale e parte dello svolgimento delle partite (si può mettere in difficoltà l’avversario sfruttando le calzature inadatte), mentre l’abbigliamento costituiva semplicemente la prassi.

[4] Si è voluto variare leggermente il regolamento del tennis per distinguerlo dal giuoco originale. L’unico macroscopico difetto sta nel fatto che, cambiando di campo ai games pari, si finisce sempre per ricevere o servire nello stesso campo. E dato che i due campi sono parecchio diversi, non è una cosa da poco.

[5] Questa gag fa molto ridere, e nasce dall’osservazione che tutti facevano leggendo la prima bozza del regolamento: chi decide se un tiro è troppo forte? Decisi quindi di rispondere in modo semi-ironico con questa postilla. D’altra parte rimane ancora il problema di distinguere la volontà precisa di tirare forte. Pazienza, nessun regolamento può essere perfetto.

[6] Il "canale" è un canaletto di scolo che attraversa una delle due metà del campo. La regola è fondamentale, poiché il rimbalzo nel canale è molto irregolare. Se durante lo svolgimento dei punti mirare al canale può essere una strategia accettabile, è davvero troppo facile puntarlo col servizio.

[7] Forse l’ossimoro più geniale sta in questa parte, ovvero definire in un regolamento, per definizione preciso e non ambiguo, il fatto che "si vede ad occhio, dipende, a volte sì e a volte no". I vicini, due anziani molto pazienti, avevano un giardinetto simile al nostro nel quale spesso finivano le palline per pallonetti troppo lunghi.

[8] Ho in effetti vinto diversi games mentre l’avversario parlava al telefono con la fidanzata. Con pazienza, servivo, facevo punto, andavo a raccogliere la pallina e così via per l’intero game.